registrazione_dispositivi_medici_ministeroSe anche per i dispositivi medici è vero che “non bisogna spendere meno ma bisogna spendere meglio”, allora l’unica figura che ha competenze e conoscenze per garantire la sostenibilità di questo sistema è il farmacista, soprattutto quello ospedaliero, perché dialoga con tutti e perché ha una visione ampia e completa. Commenta così Carlo Ranaudo (foto) docente di Analisi di mercato presso la facoltà di Farmacia dell’Università di Salerno, a Farmacista33, quanto emerso alla VI Conferenza nazionale sui dispositivi medici, svoltasi nei gironi scorsi a Roma, a cui hanno partecipato molti farmacisti.

«Oltre 6 miliardi di euro, a tanto ammonta la spesa dei dispositivi medici a carico del Servizio sanitario nazionale. A questo va aggiunta la cifra relativa all’acquisto da parte del cittadino della miriade di prodotti utilizzati quotidianamente, dal cerotto allo sfigmomanometro alle siringhe (se ne contano oltre 400 mila). Un mercato enorme con implicazioni facilmente valutabili per la salute del cittadino. Se ne è discusso il 17 e 18 dicembre a Roma nella VI Conferenza nazionale sui dispositivi medici. Il titolo della Conferenza è quanto mai “Garantire efficacia sicurezza e innovazione per una crescita sostenibile”. Il motivo dominate è stato proprio quello della sostenibilità. Il settore è per definizione ad alta innovazione se si pensa ai progressi fatti in tutti i campi della medicina e soprattutto della chirurgia. Le valvole cardiache, gli stent, i kit diagnostici. Ebbene la sensazione è che il Servizio sanitario nazionale, in maniera incontrovertibile, abbia rinunciato a investire in innovazione tecnologica a discapito della qualità della cura del cittadino. Tutti dicono che non bisogna spendere meno ma bisogna spendere meglio. Bene, ma dietro questo slogan, anche abbastanza inflazionato, c’è una continua asfissiante pressione sui costi, tagli lineari della spesa e budget sempre più risicati. Quale futuro dunque? Una ricetta, sicuramente fattibile è quella che per ogni dispositivo da inserire debbano uscire quelli che diventano obsoleti e che non apportano più valore aggiunto perché inevitabilmente superati. E qui il vero problema! Chi decide sulle esclusioni? Il provveditore economo? Non penso abbia le competenze. Il medico? Ma ognuno ha la propria storia la propria esperienza e poi sono tanti e difficilmente si arriverebbe a una soluzione. Il manager? È semplice dire che se non ha fatto bene deve andare a casa.
E allora, l’unica vera figura che ha le competenze e le conoscenze è il farmacista: può garantire la sostenibilità di questo sistema, dialoga con tutti perché ha una visione ampia e completa. È il farmacista il vero gestore della spesa e che deve essere il l’ispiratore delle scelte del manager. È il suo ruolo, integrato come figura strategica del Servizio sanitario, e inoltre è il più titolato alla “dispositivo-sorveglianza”, elemento nodale per evitare e prevenire incidenti. Ci sono altre ricette? Non ne vedo, diversamente rimane quella di continuare a parlare di innovazione e poi aggiudicare i prodotti ai prezzi più bassi e ovviamente a innovazione zero. Con grande rispetto del bilancio e con conseguente dispregio per il cittadino».